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Bondi restituisce meno dei bond argentini di Davide Giacalone
Enrico Bondi, commissario straordinario di Parmalat, ha comunicato il suo piano: i risparmiatori che hanno investito i loro soldi in bond Parmalat non riavranno niente. O, meglio, riavranno poco più dell'11 per cento, ma solo in azioni della stessa Parmalat. Parente di niente. Meno di quello che ha preso chi ha investito in bond argentini.
E' andata così, ma chi risponde di quel che è successo? E' aperto un procedimento penale contro la proprietà ed alcuni dirigenti di Parmalat. Forse fra qualche anno la vicenda sarà chiusa. Ma chi risponde delle mancanze dei revisori interni ed esterni? Chi risponde per banche, promotori finanziari, agenzie di rating, analisti e banche d'affari? Chi risponde per autorità di sorveglianza che non si sono accorte di quel che andava succedendo nel corso di un decennio? Non è che noi si voglia per forza il colpevole, ma sta di fatto che se le colpe non vengono accertate è lecito non avere alcuna fiducia nelle informazioni che vengono date al mercato. E' lecito non credere nella trasparenza del mercato. E' questo è un guaio grosso, ed un danno che supera, e di molto, quello che subiscono gli italiani che hanno creduto nella sbandierata buona salute di Parmalat.
Il Parlamento discute da mesi una legge per la tutela del risparmio. Ad un certo punto era assurto alle conache il "metodo Aspen", vale a dire la capacità del ministro Tremonti di trovare, su quello, consensi vasti e trasversali. Ora Tremonti è a casa, anzi, in montagna, ed il disegno di legge fa le ragnatele in commissione. Così, però, si propizia il peggio.

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