Attenzione: non condoniamo anche il rischio
di Beppe Facchetti

Nessuno ha il coraggio di dirlo, di fronte al dramma, qualche volta la tragedia, dei risparmiatori truffati da Parmalat, ma la vicenda dei rimborsi qualche problema di principio lo suscita.

Vi sono delle regole, infatti, che devono valere sempre, anche - forse soprattutto - quando le cose vanno male.

Il mercato è fatto di regole e una di quelle più sacrosante che lo caratterizzano è che chi sbaglia paga, con il relativo corollario che chi rischia deve sapere che il rischio costa. E allora, saremo forse controcorrente, ma non vorremmo che queste richieste corali e strappalacrime di rimborso sul caso Parmalat (e sul Cirio, e sui bond argentini) diventi una specie di ciambella di salvataggio rispetto ai rischi e alle regole, e che da domani mattina - al primo crollo di Borsa - vi sia una nuova corsa a farsi rimborsare….E naturalmente a pretendere che un precedente c'è stato.

In fondo, questo è il paese dei condoni e anche chi "rischia" non pagando le tasse, viene spesso (o sempre) perdonato.

E' bene, naturalmente, dopo la provocazione, fare gli opportuni distinguo, per non essere fraintesi.

Ciò che vorremmo evitare è il rovesciamento delle regole di mercato, o del napoletanissimo "chi ha dato, ha dato", facendolo diventare - addirittura per regola - "chi ha dato, può riavere". Il distinguo riguarda naturalmente i casi in cui anziché le regole sono prevalsi i trucchi. Chi ha truffato, o anche semplicemente chi ha fatto il furbo deve essere sanzionato, e tra le sanzioni è giusto che vi sia anche il risarcimento (ammesso che sia materialmente possibile) e dunque l'approccio del rivedere caso per caso i comportamenti degli intermediari finanziari e delle Banche è in definitiva un approccio giusto, equo.

Ma le Banche se hanno sbagliato devono ammetterlo e prendere tutti i conseguenti provvedimenti di ravvedimento, anche al di là del "pagare" (a spese dei propri soci, peraltro).

Ma ancora più importante ci sembra il fatto che il segnale sia chiaro negli intenti di rassicurazione al mercato.

Ce n'è estremo bisogno, perché il vero danno generalizzato che le note vicende hanno creato e possono ancora creare non è il dramma dei singoli, ma la perdita di fiducia verso il sistema.

Ed è bene pertanto che l'atteggiamento delle Banche non sia, e comunque non sia percepito, come quello di chi è stato colto col dito nella marmellata, ma sia, e sia percepito, come un atto di responsabilità verso il Risparmio in quanto tale.

(19/02/04)