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La ripresa degli altri di Carlo Iannattone
In Italia tutti stanno attendendo la ripresa economica americana convinti che possa trasferire anche nel nostro Paese effetti dolcificanti.
Alcuni giorni fa il premio Nobel per l'economia Paul Samuelson in un articolo per il Los Angeles Time definisce questo recupero americano come la "Triste Ripresa".
Da quelle colonne si intuisce subito che l'autore ci vuole mettere di fronte alla cruda realtà delle vigenti regole del mercato che stanno producendo forti e molteplici differenze di reddito.
Questi principi, a suo tempo, hanno dato vita ad una norma quasi oggettiva sull'esistenza di un rapporto direttamente proporzionale tra ripresa economica ed occupazione.
Oggi negli Stai Uniti questo principio, da molti considerato aureo, sta venendo meno e nei confronti di quella che molti analisti stanno definendo come una "forte ripresa economica" sta contemporaneamente corrispondendo un tasso di occupazione al di sotto addirittura di quello del 2000.
Ciò, purtroppo, coincide anche con una strana particolarità e cioè che il tasso di disoccupazione sta diminuendo molto lentamente anche in virtù di una considerevole forza lavoro che ha arbitrariamente deciso di autoespellersi dalle liste di disoccupazione a causa della presenza in loro di forti scoraggiamenti psicologici.
Quindi siamo costretti a registrare un notevole gap tra i robusti guadagni che si ritrovano le leadership aziendali, per effetto della delocalizzazione produttiva a vantaggio di India e Cina, e i quadri medi e bassi i quali sono velocemente entrati in una considerevole contrazione.
In conseguenza di tutte queste situazioni cosa potrà accadere al nostro Paese ??
Per prima cosa la perdita di ulteriore incisività nel mercato americano, in quanto questo si potrà aprire, nei nostri confronti, solo in modo molto parziale e orizzontale, con la grave aggiunta del discreto pericolo rappresentato dalla forte tenuta di cambio dell'Euro a nostro discapito.
Per seconda cosa, che la riconversione del sistema produttivo italiano, essendo stata molto lenta e ridotta, e non avendo avuto un processo di delocalizzazione influente, correrà il rischio di non entrare a pieno nella scia d'onda del sistema americano.
A questo punto si può solo presumere che esista una brutta morale della favola e cioè che il nostro Paese corra il rischio, nelle prossime settimane, di non poter avere: i vantaggi che registrano gli americani, i vantaggi del nostro mercato sul loro, oltre al fermarsi di un ulteriore abbattimento dei ceti medi e bassi.
Se così sarà gli effetti "dolcificanti" potranno essere pochi e disomogenei.
Se dovessimo cogliere parzialmente le positività di questa ripresa americana per il nostro Paese si aprirebbero gravi momenti di crisi, dove l'attuale assenza della politica non farebbe altro che accelerare il processo di decomposizione dell'Italia, facendola scivolare in una divisione di fatto causata dal famoso principio del "si salvi chi può".
A buon intenditor poche parole.
Infatti il 48% degli italiani, secondo l'ultimo rapporto Eurispes, ritiene che esista già un netto peggioramento dell'economia italiana, è spaventato dal declino industriale senza sbocchi, rappresentato dal 41° posto del nostro Paese nella gerarchia delle competitività mondiali, per cui se a ciò si assommasse l'amplificazione della tesi Samuelson noi siamo solo destinati a "fughe da sopravvivenza" di gran parte della popolazione.
Oggi nel nostro Paese nessuno riesce a fare dell'attuale situazione un'analisi reale, concreta, perciò i cittadini non trovando nessuna alternativa al presente status quo cosa potranno fare al momento di decidere chi e come li dovrà governare ??
Quel giorno la politica o risponderà con una grande novità oppure sarà il popolo a rispondere con una inaspettata novità.
Addentrarsi ancora più a fondo in questa analisi potrebbe essere spiacevole, cerchiamo allora tutti insieme di preparare la novità della politica, la governabilità democratica della modernizzazione, la cultura dell'interpretazione, dell'ecumenismo della persona, della centralità dell'uomo, dell'europeizzazione dei sistemi.
Basta solo volere.
06/02/04

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