Collasso di un modello di sviluppo
di Enrico Cisnetto

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Viviamo in un momento storico in cui gli aspetti congiunturali sono decisamente marginali rispetto ai grandi trend che stanno ridisegnando l'economia mondiale con effetti di lungo periodo. Purtroppo, nella mappa dei sistemi-paese e dei grandi aggregati economici la nave Italia (sulla scia della flottiglia europea) è in balia di correnti sfavorevoli e, in maniera ancor più inquietante, appare priva di una direzione e senza la minima capacità propulsiva.
Recentemente la Banca d'Italia ha certificato che stiamo vivendo il più lungo periodo di stagnazione dal dopoguerra: è iniziato nel 2001 e non accenna a concludersi. In realtà, la crisi di questo triennio, testimoniata da un tasso di crescita media del Pil inferiore all'1% annuo, è solo l'ultimo tratto di un decennio in cui il sistema economico si è mosso per semplice forza d'inerzia, una spinta sempre più flebile che è stata definitivamente troncata dalla recessione globale del 2001. Basta fare un raffronto, su base decennale, tra i tassi di crescita americani, europei e italiani: fino agli anni '80 la nostra economia è cresciuta a ritmi più alti delle altre due aree (nel decennio 1973-82 è stata del 3,2% contro il 2,3% dell'UE e il 2,4% degli Usa), nel periodo successivo è scesa ai livelli europei (2,3% Italia contro 2,4% UE), ma è stata sorpassata dagli States (3,4%). Nell'ultimo decennio il gap si è ulteriormente aggravato: 1,6% Italia, 2,1% UE e 3,2% Usa.
A dieci anni di distanza pochi hanno studiato i meccanismi che hanno portato al lento deterioramento del nostro modello di sviluppo e al suo collasso agli inizi degli anni Novanta (al tempo stesso causa ed effetto degli sconvolgimenti politici dovuti a Tangentopoli). Probabilmente dipende dai molti aspetti "poco presentabili" del patto politico-economico del dopoguerra che, di fatto, ha continuato a produrre ricchezza fino a che elementi esterni (la caduta del comunismo, l'adesione alla moneta unica e la globalizzazione) non l'hanno reso obsoleto.

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