L'erosione dei ceti medi
di Enrico Cisnetto

L'altra faccia del "declino" si chiama "erosione". La vive, quotidianamente, il popolo dei "ceti medi" nati e cresciuti all'ombra dei boom economici, prima quello del ventennio '50-'60 e poi quello degli anni '80. Un fenomeno che a livello individuale significa erosione del reddito, con conseguente caduta degli stili di vita già acquisiti, e a livello sociologico si traduce nel progressivo assottigliamento della "classe di mezzo". Gli effetti sociali e politici di questo processo non sono ancora pienamente percepibili, ma di certo è il segnale più evidente dell'inversione di marcia compiuta dall'Italia della Seconda Repubblica. Infatti, proprio la rapida costituzione di un grande ceto medio era annoverabile tra le più evidenti conquiste del processo di modernizzazione intrapreso nel dopoguerra. Un'esperienza ineguagliata se si confronta il livello di benessere diffuso raggiunto e il lasso di tempo necessario a ottenerlo.
E se l'eredità del debito pubblico ci ricorda che abbiamo pagato un prezzo non trascurabile - la parte di rendita delle generazioni future già mangiata - ancor più importante è capire (per tempo) quali conseguenze provoca l'incepparsi del meccanismo di sviluppo. Fino all'inizio degli anni '90 la nostra economia è cresciuta a tassi più alti o pari a quelli di Europa e Stati Uniti, mentre in quest'ultimo decennio ha perso nei confronti di entrambe (1,6% Italia, 2,1% UE, 3,2% USA).
Assecondando questo rallentamento strutturale i ceti medi sono destinati a scomparire dentro le categorie della nuova povertà. E ogni tentativo di redistribuzione più equa dei redditi si scontrerebbe con la difficoltà di spartire una torta che si rimpicciolisce. Ma per difendere i livelli di benessere del passato va riconosciuta la nuova realtà del mondo: la leadership tecnologica degli USA e l'ormai consolidata locomotiva dell'Estremo Oriente. E su queste basi ripensare il nostro capitalismo e riposizionare completamente l'azienda-Italia nella competizione globale. Lo sviluppo deve essere la priorità e scoprire di essere in lotta per la sopravvivenza potrebbe servire a ricaricare le pile ormai scariche a quelli che una volta erano i ceti più dinamici della nostra società.

Dicembre 2003

Per ulteriori approfondimenti:
Corriere della Sera - 01/12/03 - Dal Sud al Nord 40 anni dopo