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Unione laica Terzo Polo sì, nostalgia no! di Giuseppe Lamedica da L'OPINIONE 9/07/04
Diaconale e Giacalone pubblicano su L'opinione del 7 luglio un appello per rilanciare la campagna per una casa comune dei laici. Il loro appello così si conclude "Non proponiamo una mera testimonianza ma una concreta possibilità di restituire all'Italia una politica democratica e una forza capace di sostenerla. Le prossime elezioni regionali e politiche rappresentano l'occasione irripetibile per la costruzione della nuova casa laica e riformista. Questo è il nostro impegno. Questa è la proposta che chiediamo di sottoscrivere".
Sul proprio quotidiano il 24 giugno Diaconale ospitava una mia riflessione sulla sua iniziativa, e mi sembrava che quella era volta a realizzare una ruota di scorta per il centrodestra, che ritenevo una soluzione non consona ai liberali ed ai laici. Diaconale precisava che l'iniziativa era volta non a realizzare una ruota di scorta ma a far diventare ago della bilancia l'unione laica. Tuttavia non precisava se questo ago della bilancia fosse all'interno della coalizione di centrodestra o tra i poli filoberlusconi e antiberlusconi. Pur ritenendo più degno per i liberali ed i laici il ruolo di bilancia, piuttosto che di semplice ago, gli manifestavo la mia soddisfazione per il rifiuto del ruolo di ruota di scorta.
Gli chiedevo quale posizione dovesse assumere questa "Casa dei laici" di fronte alle proposte di modifica del sistema elettorale in senso proporzionale. Nell'appello sottoscritto da Diaconale e da Giacalone leggo: "Il sistema maggioritario fin qui utilizzato, quest'ibrido unico al mondo, ha prodotto una politica dominata dalle estreme, sottoposta al ricatto di chi non sa e non vuole governare". Ma questa affermazione è fatta subito dopo la seguente: "Manca un'adeguata rappresentanza politica dei laici, dei riformisti, delle forze che hanno reso l'Italia libera e moderna". Il che potrebbe voler dire che il "mattarellum" ha fatto fuori laici e riformisti, quindi occorre ripristinare il sistema precedente e così potranno ritornare i vecchi e cari laici.
Mi sembra un appello per i nostalgici del bel tempo andato. Peccato, se è così, Veneto liberale non può aderire. Moderati e radicali, riformisti e riformatori hanno il futuro di fronte a loro purché non commettano gli errori di ieri. Ossia non devono ridursi a fare da mosche cocchiere della casa clericale o di quella classista postcomunista. Ne devono diventare la radicale alternativa. Terzo polo, dice Teodori, terzo polo che sia! (da L'Opinione del 2/07/2004) E' vero mancano i leader, ma questi saranno prodotti dalle scelte politiche che dovranno essere fatte. Del Pennino sta cercando di ovviare al grave errore cui sono stati indotti i radicali allorché hanno lanciato la loro campagna per il referendum abrogativo della legge sulla fecondazione assistita.
Vedremo cosa succederà. Nel frattempo il terzo polo dovrebbe qualificarsi anche per un'immediata modifica del sistema elettorale in senso maggioritario. Affrontare le elezioni politiche con il "mattarellum" potrebbe significare giungere all'ingovernabilità del sistema: le elezioni europee hanno ampiamente provato l'incapacità dei due schieramenti di sottrarsi a vicenda consensi. Lo stallo è dietro l'angolo. Infine in campo economico è da affrontare la diminuzione della pressione fiscale con molta serietà. Si rischia di scaricare nel prossimo futuro grossi problemi. Certo, lo si è fatto nel passato, perciò oggi ci si ritrova in questa pessima situazione che viene definita "declino".

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