Ponti e pontieri
di Cesare Greco

Nell'ultimo periodo non mi capita spesso, ma sul problema dei ponti festivi sono d'accordo con Berlusconi. La necessità di razionalizzare i periodi di riposo è un'esigenza non secondaria per una società moderna. Il problema, infatti, non è abolire o ridurre il numero delle festività tradizionali, laiche o religiose, ma di accorparle ai fine settimana in modo da consentire un riposo efficace evitando l'astuto abuso dei ponti che, in mano agli esperti, riescono a dilatare un mercoledì o un giovedì di festa in otto giorni non lavorati. Oltretutto, per chi non è abituato ad estendere fino al fine settimana successivo, partendo dal fine settimana precedente, il giorno festivo, la singola festività infrasettimanale non solo non rappresenta un tempo di riposo adeguato, ma spezza inopinatamente il ritmo lavorativo. L'Inghilterra ha da tempo compreso ciò, per cui i giorni di così detta bank holiday vengono d'abitudine accorpati ai fine settimana e in momenti stabiliti dell'anno. Ricetta semplice ed efficace, soprattutto pratica secondo le migliori tradizioni d'oltre manica, ma che qui assume immediatamente i connotati di un problema politico, un attacco ai diritti dei lavoratori, un'offesa ai sentimenti religiosi, secondo le migliori tradizioni della farsa nostrana. Quello dei ponti è un malcostume tutto nostro e, in particolare, tipico del pubblico impiego. Liquidare come minimale il problema della razionalizzazione dei giorni lavorativi e dei giorni di riposo, è sciocco e giustifica il sospetto che non si vogliano sradicare pessime abitudini, al fine di non scontentare categorie che si suppongono politicamente ed elettoralmente vicine.

30/03/04