Il Premier della divisione di Edmondo Berselli
La torre di Babele di Gianni Baget Bozzo
Rimanere in Iraq, ma... di Cesare Greco
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Le manifestazioni della concordia (o discordia?) di Giuseppe Mazzei
Tra il 18 e il 20 marzo si consumerà nelle piazze italiane lo psicodramma collettivo di un Paese che si divide in mille pezzi su un tema che si fa finta di non conoscere: il terrorismo.
L'Italia convive con questo fenomeno da oltre 30 anni. Nella fase calda della seconda metà degli anni Settanta il terrorismo riuscì nel miracolo di mettere insieme un Pci che ancora era ostile alla Nato, agli Euromissili a difesa dell'Europa e radicalmente anticapitalista con un gruppo di partiti moderati di opposte convinzioni.
Oggi gli epigoni di quello che fu il Pci sono dilaniati tra conflitti interni, ricattati da girotondini, tirati a sinistra da "correntonisti", corrosi dal tarlo dell'antiberlusconismo, sostanzialmente incapaci di scelte chiare, coraggiose all'insegna del senso dello Stato. Speriamo che ricordino la lezione di Luaciano Lama. Il mitico leader della Cgil nel 1977 andò all'Università di Roma per domare quelli che sembravano solo sbandati estremisti senza idee e senza pistole: rischiò la pelle, perché il suo palco fu assaltato da facinorosi che invece facevano parte della colonna romana delle Brigate rosse. Capì la lezione. E il sindacato comunista smise di trescare con i "compagni che sbagliano". Pagò il prezzo con Guido Rossa; e comunque qualche moncone di radice perversa rimase comunque nel sindacato fino a riemerge con gli assassinii di D'Antona e di Biagi.
Oggi quel che resta del Pci rischia di prendersi i ceffoni di no-global che sporcano la parola pace con la loro bocca intrisa di violenza non solo verbale. E non capisce che questi sbandati sono figli di una cultura politica di sinistra che ancora esita nelle scelte cruciali e non ha il coraggio di dire alto e forte in Parlamento che i nostri soldati in Iraq non fanno nessuna guerra, ma sono in missione di pace e meritano non le codarde astensioni ma il forte sostegno di tutto il Paese.
A quel che si legge sui giornali gli slogan delle manifestazioni saranno tra loro incompatibili e contraddittori.
Se fossi al corteo porterei uno striscione co0n questa scritta "Disuniti sì, ma contro chi?"

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