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I litigi politici generano paralisi lettera di Giglio Rossi
C'è una sola cosa che le attuali difficili condizioni economiche del Paese dovrebbero drasticamente escludere: la possibilità che dopo le precedenti faticose esperienze, il braccio di ferro tra i partiti della coalizione e i loro contrasti paralizzanti portino a un governo con un tono e un profilo ancor più basso e con un programma economico appesantito da spese pubbliche, da interventi di sussidio a pioggia, del solito e interminabile assistenzialismo per il meridione, dai soliti cedimenti a Confindustria, dalle solite smanie di lottizzazione. Ignorare la vera emergenza economica che chiede detassazione e drastici tagli alle spese, ignorare i sempre più diffusi segni di insofferenza dei cittadini verso i giochi politici lontani dai pubblici interessi e così vicini agli interessi di partito, significa effettuare un piccolo cabotaggio che porterà con mare tempestoso, verso le urne e la conseguente sconfitta.
L'attuale situazione fatta di litigi e riunioni di ricucitura sono scenette che abbiamo già visto una notevole quantità di volte durante la prima repubblica in cui si navigava a vista, senza una vera méta, in mezzo a continui compromessi e reciproci cedimenti, nulla di serio, insomma, tutto ben lontano dall'immagine di un governo solido e deciso.
Da un lato abbiamo un dissesto economico che richiederebbe finalmente un chiaro superamento della politica dei compromessi, dei rinvii e delle mediazioni, dall'altro c'è una maggioranza composita che ancora non ha abbandonato la politica delle clientele, degli sprechi, dei parassitismi che impedisce di discutere su un vero e duro programma di rientro invece che di redistribuzione a pioggia.
In questa seconda repubblica troviamo l'esatto volto dei partiti della prima, con le identiche radicate abitudini, anzi con gli stessi vizi e con gli stessi occhi rivolti alle segreterie dei partiti invece che ai problemi della repubblica, con la solita voglia di spesa perché in fondo a tutti piace distribuire i soldi pubblici, ciò da potere e prestigio, esalta e fa sperare in maggiori voti, a scapito della realtà nazionale.
Non dimentichiamo che la vita media dei passati governi nazionali è sempre stata brevissima, all'incirca intorno all'anno e quasi sempre è accaduto che la capitolazione avvenisse non per merito dell'opposizione, ma per litigi interni alle coalizioni stesse.
Nemmeno le elezioni possono risolvere questa gravissima malattia della politica italiana, perché il centrosinistra ha gli stessi difetti del centro destra, tutti derivano dalla stessa scuola di giochi di partito che ha messo in ginocchio l'economia, l'efficienza dello Stato, la credibilità all'estero.
Eliminare il ministro dell'Economia il giorno precedente alla riunione Ecofin ha avuto la stessa ripercussione di risibilità internazionale che si è verificata quando la magistratura ha platealmente notificato a Berlusconi nel 1995 l'avviso di garanzia a Napoli mostrando a tutti un'Italia palestra di faziosità.
Da quanto trapela dalle riunioni notturne per l'attuale crisi, si sente parlare di industria, di meridione...ma non si sente affermare la necessità delle vere terapie per i mali di questi settori.
L'industria, quella vera, non quella fatta di speculazione e di succhiamento di contributi, vorrebbe che la politica ricordasse costantemente e attuasse le parole di Einaudi: " Migliaia, milioni di individui lavorano, producono, risparmiano nonostante quanto possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. E' la vocazione naturale che li spinge, è il giusto orgoglio.." e, vorrei aggiungere, non sono gli aiuti di Stato.
Per il Meridione, al quale di soldi pubblici negli ultimi cinquant'anni ne sono arrivati a montagne, con modesto risultato, vorrei ricordare che il più fattivo intervento sarebbe la bonifica territoriale, ossia l'eliminazione del fitto intreccio malavitoso che si mangia i fondi, che impedisce lo sviluppo completo del territorio e disincentiva l'industria a collocarvi stabilimenti. Solo un governo forte può dare una tale svolta storica alle regioni del Sud, ma più che un governo forte, forse sarebbe opportuno dire una politica forte perché combattere con grande decisione la criminalità è interesse congiunto del governo e dell'opposizione, tranne che del partito trasversale della spesa.
Cordialmente
dott. Giglio Rossi
Milano, 12 luglio 2004

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