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Il blocco peggiora la qualità di governo ed esclude i giovani dallo Stato di Donato Speroni
La manovra di bilancio è definita, ma non è ancora definitiva. Si preannunciano, nella maggioranza, emendamenti sugli emendamenti: non per correggere gli articoli della finanziaria da parte dei parte di deputati e senatori, ma per elaborarli in corso d'opera da parte del governo. Questa prassi indica un decadimento delle regole democratiche. Di norma, il governo dovrebbe presentarsi fin dall'inizio con un testo organico, per consentire al parlamento di discutere e deliberare. Ma così non è stato. Nella confusione generale, molte misure di contorno al taglio fiscale sono nate e morte nel giro di ventiquattr'ore: per commentare quel che rimarrà è meglio aspettare che il polverone si plachi.
C'è tuttavia un aspetto della finanziaria che viene ormai dato per scontato, anche perché di fatto è la prosecuzione di quanto sta già avvenendo: il blocco del pubblico impiego. E' prevista la sostituzione con una persona nuova per ogni cinque che escono: non un blocco,dunque, ma una sostanziosa decimazione, che purtroppo avverrà in modo casuale e non potrà che aggravare il cattivo funzionamento della pubblica amministrazione (PA).
"La professione di funzionario pubblico sta scomparendo, nella tenaglia tra partiti e sindacati". Lo ha scritto martedì 23 sul Corriere della Sera un giurista lucido ed esperto che è stato ministro della Funzione pubblica: Sabino Cassese.
L'analisi delle responsabilità fatta da Cassese andrebbe approfondita e meriterebbe un dibattito specifico, ma la sensazione, molto diffusa tra chi si trova ad avere a che fare con i ministeri e gli altri enti pubblici, è che stiamo assistendo ad un peggioramento della qualità di governo della cosa pubblica; perché governare non vuol dire solo annunciare grandi strategie, giuste o sbagliate, ma calarle nella legislazione fino alla più minuziosa circolare, motivare il personale pubblico per una corretta esecuzione, controllare i risultati: tutte cose che richiedono una burocrazia efficiente ma che sembrano ininfluenti nella politica di questa legislatura.
Nei ministeri e negli enti, il blocco del personale sta già avendo conseguenze disastrose, per l'impossibilità pratica, al di là delle norme e delle dichiarazioni di principio, di ricollocare le risorse. Non è pensabile ridurre il settore pubblico e al tempo stesso renderlo più efficiente (obiettivi comuni a tutti i riformisti, ovunque si collochino politicamente) se non si consente la mobilità tra gli uffici, le sedi, e in certi casi il licenziamento, aprendo al tempo stesso l'amministrazione a nuove energie. Ma queste misure, più volte annunciate, di fatto non sono operanti. Ne risulta una PA che, anziché articolarsi in nuove strutture più snelle, è in via di essiccazione secondo un processo che la fa somigliare alle testine del Borneo:, il blocco riduce gli organici (e quindi l'efficienza dei servizi per i cittadini) mantenendo inalterata la fisionomia degli uffici.
Per esempio, trovare bravi informatici nella PA è ormai molto difficile: o rimangono nella pubblica amministrazione per il posto fisso, ma di fatto lavorano fuori, oppure restano a scaldare la sedia perché il settore privato che paga molto meglio non riconosce loro un valore di mercato. Conosco di persona lodevoli eccezioni, ma anche, purtroppo molte conferme.
Senza mobilità, i dirigenti pur bravi (ci sono, in molti settori della PA) sono costretti a cancellare qualsiasi innovazione che servirebbe davvero a risparmiare sulle procedure attuali e a tenersi gli elementi peggiori e demotivati, i meno qualificati e meno necessari. In passato, almeno, potevano supplire con consulenze e affidamenti esterni, misure che però nella PA si tirano regolarmente addosso accuse di clientelismo, anche quando realizzate con le migliori intenzioni. In ogni caso, le misure di outsourcing dall'anno scorso sono state drasticamente tagliate per ragioni di bilancio, così come gli investimenti formativi e gli studi rivolti a monitorare i miglioramenti di efficienza.
La mummificazione della PA ha un effetto devastante sui giovani. Anche per chi viene riconosciuto idoneo ai concorsi pubblici, le attese diventano lunghissime. Quando arriva la sospirata chiamata (una ogni cinque uscite, anzi molto peggio considerando i tanti casi di chiamata ad personam per ragione politica o clientelare), i migliori si sono già autocollocati. In tal modo i concorsi diventano un rito inutile, una vergognosa presa in giro per le nuove generazioni. Eppure, senza l'apporto dei giovani funzionari la pubblica amministrazione non può migliorare. e lo Stato diverrà sempre più estraneo all'opinione pubblica.
Donato Speroni
28 novembre 2004
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