Società Aperta Giovani: Oltre i Partiti, per i partiti
Fatta la rete delle reti, passare ai contenuti
Cronaca dell'incontro di Società aperta giovani. Dopo Dyrigo, il dibattito prosegue

Il vuoto lasciato dai partiti può essere colmato dalle associazioni politiche riunite tra loro. Tuttavia, anche per queste, per la rete delle reti, è necessario definire un percorso. Perché non è possibile un'unificazione senza contenuti o valori comuni. Il primo appuntamento pubblico di Società Aperta Giovani, dopo la scuola di formazione politica "Dyrigo", si è tenuto martedì 20 dicembre, presso il parlamentino di Confcooperative a Roma. Un dibattito sostenuto, tutto concentrato sulle questioni metodologiche. D'altra parte, come ha sottolineato Alessandro Marchetti, del direttivo SAG, "bisogna fare attenzione a non scadere nell'anomalia della metodocrazia. Perché la politica ha bisogno di contenuti".
Primo relatore dell'incontro è stato Salvatore Italia, dei Giovani Liberaldemocratici, anch'egli membro del direttivo SAG. Italia ha introdotto il problema dell'evidente gap tra i partiti e i cittadini, ormai radicato nel territorio politico della Seconda Repubblica.
"Oggi, si può fare politica entrando in un partito strutturato - ha detto Italia - secondo i modelli storici del movimentismo italiano, oppure seguendo l'esempio americano della personalizzazione e della centralità di un determinato soggetto. Tuttavia, esiste un'alternativa: le associazioni". Italia ha anche messo in evidenza vantaggi e handicap che presentano le due categorie. "Il partito è un'organizzazione già pronta e precostituita. Il che è un'agevolazione per la persona appena iscritta, ma anche una forma di generalizzazione e livellamento. Nel partito, l'individuo rischia di essere soltanto una tessera. Cosa che non succede, invece, nella associazione, dove la libertà del singolo e l'idea individuale, propositiva e dottrinaria insieme, è fondamentale. Ma in questo caso, è l'associazione che manca di una giusta visibilità verso l'esterno. La soluzione del problema, allora, è la rete. L'associazione tra associazioni soddisfa sia le esigenze del singolo, cioè occupare una posizione ascoltata all'interno dell'organismo, sia quelle di visibilità. Resta fondamentale, però, l'individuazione dei medesimi obiettivi e programmi, da parte dei tanti soggetti che vanno a unirsi".
Italia considera la democraticità dei partiti e la rappresentanza all'interno degli stessi un problema di tutta la democrazia. Ecco perché ha concluso dicendo: "Sarà uno slogan vecchio, però è ancora efficace: bisogna passare da una repubblica dei partiti a una dei cittadini, per recuperare il territorio sul quale il soggetto politico agisce".
Renato Ibrido, direttivo SAG, ha indicato il partito come un elemento positivo e insostituibile, per l'attività della politica. "Oggi però - ha aggiunto - questo irrinunciabile è venuto a mancare. Valori e spirito di appartenenza sono stati sostituiti da contenitori di interessi". Di fronte al vuoto, allora, le soluzioni sono o di lasciare tutto com'è, aspettando che i tempi facciano il loro corso, oppure di trasformare le forze politiche secondo il modello americano, cioè farne delle macchine elettorali, da poter mettere in moto solo durante i periodi di votazione. "A mio parere, quest'ultima opzione non è fattibile. Perché l'Italia ha un'esperienza politica differente. È necessario, invece, recuperare i meccanismi di democrazia interna ai partiti e permettere la formazione e la selezione della rappresentanza politica. Società Aperta Giovani, in questo, può svolgere una funzione fondamentale".
Marchetti, invece, è tornato sulla condizione estremamente preoccupante della impreparazione e disinformazione nell'ambito dei movimenti politici giovanili. "In qualunque realtà, si vede come il dibattito sia ridotto al minimo. Certo, l'idea della rete, della associazione delle associazioni, può portare vantaggi e risultati positivi, perché si tratterebbe di creare un soggetto esterno al circuito tradizionale dei partiti, ma capace di interloquire con questi. Come si fa a influenzare dall'esterno un partito?" Si è chiesto Marchetti. "Il rischio è di trasformare Società Aperta in un think tank. È necessario, invece, costruire un dialogo con le forze giovanili di ciascun soggetto politico, facendo attenzione a non essere autoreferenziali".
Italia ha sottolineato, però, l'impossibilità di scalzare il giovane che fa politica dal suo stesso partito. "È impossibile fare da ostacolo alla vita di militanza. Penso, invece, che bisogna parlare ai cittadini. Perché questi ultimi nutrono ancora dell'interesse per la politica. Urge un'operazione di recupero del territorio".
Il presidente di SAG, Luca Bolognini, ha fatto notare, però, che se è fattibile il progetto di rete delle reti, "ultimo esempio lo si ha con la nascita del Partito di Dio che collega tra loro le numerose e corpose associazioni cattoliche italiane", resta comunque difficile da realizzare per colpa dell'incapacità di integrare posizioni differenti.
Giuliano Gennaio, del direttivo SAG e fondatore del giornale on line Liberal Cafè, ha voluto prendere una posizione di aperta concretezza: "Fare politica significa risolvere problemi". Ha detto. "Io non nutro sentimenti di grande apprezzamento per la rete delle reti, perché mi domando la sua utilità. E poi perché sono convinto che ci voglia comunanza di valori. A questo punto, io penso che si debba passare a uno step successivo: dopo aver definito il metodo, cosa che abbiamo fatto, è necessario puntare sugli argomenti, sul contenuto che SAG vuole prendere come oggetto di analisi e, di conseguenza, attività politica".
Il dibattito si è concluso, quindi, con l'intenzione, una volta trovato un punto tra i valori di più associazioni che desiderano costituire una rete, superare il momento critico del metodo e concentrarsi sui contenuti.

Antonio Ricasso


Roma, 20 dicembre 2005