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Conflitto d'interessi? Occhio a quello occulto di Davide Giacalone
Era stata promessa nei primi cento giorni di governo, è arrivata adesso, dopo tre anni, la legge sul conflitto d'interessi. Le opposizioni la giudicano, ritualmente, insufficiente. a maggioranza ritiene di aver chiuso il capitolo. La legge, in buona sostanza, stabilisce che chi ha incarichi di governo non può trovarsi, contemporaneamente, a dirigere aziende, a decidere, con fatti od omissioni, della propria sorte.
Non ho mai guardato al conflitto d'interessi come ad un fatto drammatico, non credo, quindi, che la legge segni una svolta significativa. La democrazia soffre, e soffre molto, quando entrano in conflitto, od in sinergia, interessi occulti, non trasparenti. Quando, invece, gli interessi sono palesi, quando a questi si riferiscono atti di governo, od anche interventi legislativi, il giudizio passa agli elettori. Non spetta ad Autorità od a giudici, ma al cittadino che vota. Il sindacato, presunto indipendente, sui provvedimenti politici è l'ultima cosa di cui una democrazia ha bisogno.
Del conflitto d'interessi si parla da quando Berlusconi ha un ruolo politico. Nessuno fiatò quando gli Agnelli ebbero un loro familiare al Ministero degli Esteri (dice niente l'affare libico?). La posizione di Berlusconi è delicata perché i suoi interessi non si riferiscono solo al calcio od alla raccolta del risparmio, ma anche al delicato terreno dell'informazione. E qui si deve essere chiari: il nodo sarà sciolto, il mercato sarà aperto, il pluralismo sarà rafforzato, le posizioni dominanti saranno indebolite, quando la Rai sarà stata venduta. Sono trenta anni che il mercato dell'informazione è sbilanciato da una televisione di Stato di cui non si sente alcun bisogno, se non per consegnare al mondo politico il governo dell'informazione. La si venda, e si sarà fatto un vero passo in avanti.
14/07/04

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