La strategia di D'Alema?
Basta ricordarsi di Pisa...
di Silvio Simi

Non c'è dubbio che il centrosinistra ha vinto le elezioni, ma fu vera gloria? Perché in verità nessuno si era messo d'accordo sul premio per il vincitore. Solo D'Alema lo aveva indicato (se FI arretra al 19% e il Listone va al 34%…), ma nessuno a destra si era sognato di giocarsi il governo del Paese ed allora il premio è rimasto quello che era in palio: comuni, province e una regione con qualche deputato europeo di contorno. Tutto qui? No, certamente. Ed allora cosa c'era dietro il ragionamento di D'Alema se non rompere Forza Italia sottraendole, con la carota di Giuliano Amato, l'intera componente socialista e creare uno schieramento riformista in parlamento di circa il 25%, facendo poi leva sullo strumento passivo di Rifondazione comunista e compagni vari per sotterrare una seconda volta il premier Berlusconi, anche sapendo che ha sette vite come i gatti.
In effetti troppo poco sarebbe stato uno spostamento di voti anche maggiore di quello che si è verificato a favore dell'UDC per il solito ribaltone ed allora, ben conoscendo chi ha pensato la strategia, mi è venuto in mente ciò che D'Alema era riuscito a fare a Pisa in consiglio comunale negli anni 69-70: rompere la DC e costruire una nuova maggioranza che da quel momento non è più cambiata nella mitica città universitaria. L'operazione su Forza Italia sarebbe stata praticamente la stessa, con un grande vantaggio in più rappresentato dall'affinità riformista di tutte le componenti socialiste comunque schierate. Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi e quel pegno al Correntone sul ritiro della missione italiana in Iraq pochi giorni prima della nuova risoluzione ONU ha tolto ogni possibilità a un disegno più sottile del Dr. Sottile e così seduti sulle seggiole delle tribune postelettorali abbiamo visto i soliti volti senz'altro pane che scannarsi sui decimi di percentuale.
Appare strano che Mussi, che ha vissuto quei tempi in presa diretta, non abbia compreso la strategia e che oggi pensi percorribile dalla sinistra italiana una strada alla Mitterrand con Romano Prodi al suo posto. Quella strada è senza uscita perché straordinariamente la sconfitta elettorale di FI, mentre consegna qualche sindaco in più alla sinistra, ha già innescato a destra il meccanismo della successione e dal momento che sarà questo parlamento ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica, è ovvio quale potrebbe essere il premio di fedeltà.

(18/06/04)