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Ciampi ha ragione, ma il Parlamento perde peso anche perché usa
male il suo potere sulla Rai
di Donato Speroni
La televisione sta sconvolgendo le regole della democrazia:
ha fatto bene il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi a
ribadire
la centralità del Parlamento rispetto alle comunicazioni attraverso
i media. C'è però un'altra faccia della medaglia. Sono i parlamentari
a volere in televisione una rappresentazione della politica eccessiva,
prevaricante e stucchevole. Non c'è da stupirsi se questo modo di raccontare
le istituzioni rende l'opinione pubblica sempre più distaccata e apatica,
sempre più convinta d'essere "altra" rispetto a quella "ridicola sfilata
di testoline dichiaranti", per usare un'espressione di
Beppe Severgnini.
Poco più di un mese fa, è stata presentata un'indagine
commissionata all'Isimm dalla Commissione parlamentare di vigilanza,
che arrivava a conclusioni inequivocabili. Citiamo dalla relazione del
presidente dell'Istituto Enrico Manca:
"In Italia la focalizzazione del servizio si basa nel 62 % dei
casi sull'illustrazione delle diverse posizioni politiche, mentre ciò
avviene in Francia per il 25%, in Spagna per il 20%, in Germania per
il 32% dei casi. Questa diversa strutturazione del servizio segnala
il rischio che in Italia il Fatto, cioè la notizia si perda o lo si
debba desumere dal commento; o peggio " il Commento diviene il Fatto".
Va chiarito, per evitare qualsivoglia strumentalizzazione, che questa
constatazione riguarda il modo di essere di tutti e tre i telegiornali
del servizio pubblico. E' evidente il rischio di una distorsione informativa
se un telegiornale si basa soprattutto sulla "Illustrazione di Posizioni",
lasciando la "Descrizione dei Fatti", ovvero il cuore della notizia
in una posizione sostanzialmente marginale".
L'indagine non ha creato troppa eccitazione. L'unico commento che abbiamo
registrato è quello già citato di Severgnini. I direttori dei Tg, secondo
le cronache del Corriere,
si sono limitati a dichiarare che è tutto normale e che semmai è colpa
dei politici, che una sola cosa vogliono dalla Rai: "apparire in voce",
cioè occupare il video con le loro dichiarazioni.
Quindi niente spiegazioni utili a far capire realmente la sostanza dei
problemi, perché il grosso del tempo deve essere dedicato alle dichiarazioni
dirette dei politici: spesso ripetitive, talvolta eclatanti e sopra
le righe, come quella di Silvio Berlusconi sul prossimo ritiro dall'Iraq.
Tutto, pur di fare audience.
Già, verrebbe da chiedersi, ma perché i giornalisti e i programmisti
della Rai sottostanno a questa imposizione? Perché non cercano di far
parlare meno i politici e non si sforzano un po' più di fare il loro
mestiere, che dovrebbe essere quello di presentare i fatti e non solo
di condire le chiacchiere? La risposta è semplice: perché i veri padroni
della Rai sono i membri della Commissione di Vigilanza, e quindi gli
esponenti di quello stesso mondo parlamentare che i bravi direttori
dovrebbero limitare in video. Si sa che nel mondo giornalistico la compiacenza
verso il proprio editore è la peggior forma di autocensura.
Insomma, il rapporto tra Parlamento e televisione è un circolo vizioso
a tutto danno degli utenti. Il presidente Ciampi, che si è dimostrato
così attento al pluralismo dell'informazione con il messaggio
inviato alle Camere nel luglio del 2002, dovrebbe anche sottolineare,
nelle dovute forme, che il pluralismo non si realizza soltanto garantendo
spazio alle diverse posizioni politiche, ma anche tutelando il diritto
dei cittadini a essere adeguatamente informati, contro l'invadenza di
politici presenzialisti e impiccioni.
17 marzo 2005

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