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E ora la Confindustria "scenda in campo"
di Enrico Cisnetto
Ho molto apprezzato che con il suo editoriale dell'altro ieri il Foglio, spesso ruvido con l'attuale Confindustria, si sia sottratto alla canea di chi ha sgangheratamente attaccato Montezemolo per il suo allarme sulla "peggior crisi del dopoguerra". A parte le fobie dei vedovi del duo D'Amato-Parisi che scambiano il "rosso" della Ferrari per una scelta politica - sono gli stessi che hanno fatto perdere un anno e mezzo al Paese per la velleitaria battaglia sull'articolo 18 - per il resto le accuse sono state di tre tipi. La prima: non è vero che c'è il declino, anzi è stata la stessa Confindustria a dire che siamo "usciti dalla stagnazione". Ora, a parte che anche in termini congiunturali sia il risultato di quest'anno (pil +1,4%) sia le previsioni per i prossimi due (1,4% e 1,5%) sono del tutto distanti tanto dalla media europea quanto dalla velocità di crescita degli altri protagonisti mondiali, è del tutto evidente che per declino s'intendono i problemi strutturali della nostra economia: perdita di competitività del manifatturiero, crollo dell'export, scarsa concorrenza nei servizi, crescente precarietà dei conti pubblici. E al loro cospetto affermare che siamo di fronte a "rischi di cedimento" del sistema non appare affatto una forzatura. D'altra parte, basta sfogliare le cronache - dal gruppo Orlando che passa la mano a un finanziere rampante a quello siderurgico di Lucchini che si consegna ai russi - per vedere in che stato comatoso versi il nostro capitalismo. E qui, seconda accusa a Montezemolo, si tira in ballo la Fiat. Ma sottolineare la crisi in cui versa l'auto degli Agnelli pensando di metterne in fuorigioco il presidente, in realtà significa confermare il declino del nostro apparato produttivo, salvo non esporsi al ridicolo, come hanno fatto ministri e sottosegretari, sostenendo che la Fiat va male e l'economia italiana ve bene. Magari.
Infine, non regge neppure l'argomento secondo cui gli industriali sanno solo criticare il governo. Intanto perchè Montezemolo ha descritto una parabola declinante che durando da 15 anni non può che riguardare molteplici responsabilità (e qui valeva la pena di rinfacciargli Capri, quando pronunciò un improvvido "basta parlare di declino", dicendo che sbagliò allora, non oggi). E poi perchè ha fatto una sana e robusta autocritica. Infatti, a chi, se non agli industriali, è rivolta l'affermazione secondo cui "non basta migliorare la competitività e cercare di esportare i prodotti, ma occorre puntare su una forte integrazione internazionale dei processi produttivi e insediarsi sui mercati di sbocco"?
Il Foglio, però, non si è limitato a "non dar torto" al presidente della Confindustria sul declino, ma ha cercato di "stanarlo". E bene ha fatto: se vuole evitare di limitarsi alla denuncia, o ad evocare genericamente un salvifico "spirito di squadra", Montezemolo deve "sporcarsi le mani". Il problema, semmai, è come. Il suggerimento di individuare quattro nemici - sindacato, fisco, Bce-euro e Maastricht - è fondato, ma appare troppo parziale e soprattutto un po' fuorviante. Dove, se non nel sistema politico, risiede la sovranità delle decisioni, comprese eventualmente quelle di rovesciare i tavoli europei, di usare la leva fiscale e di "limare le unghie" al sindacato? E da chi, se non dalla politica, passa la scelta, ancor più urgente rispetto alle ragioni strutturali del declino, di riformulare il nostro modello di sviluppo e di dotarci di un nuovo patto sociale? Per questo la Confindustria deve avere il coraggio di abbandonare una malintesa forma di equidistanza politica e "scendere in campo", non per pretendere che gli interessi che rappresenta siano considerati generali, ma per esigere che qualcuno li sappia mediare e si assuma la responsabilità di scegliere. Il che significa dire con chiarezza: non è con questo bipolarismo - capace solo di battaglie ideologiche (senza neppure le ideologie) e di contrapposizioni elettorali permanenti - che si può condividere la responsabilità del risanamento e della trasformazione del sistema economico. Caro Montezemolo, declino e crisi della politica sono due facce della stessa medaglia: bisogna partire da questo assunto se vogliamo un "nuovo Rinascimento".
17 dicembre 2004

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