Rieccoli/ Torna lo Psdi. Carta ad Affari: Prodi? Pronti a dialogare, però...
di Fabrizio Carcano

Nel panorama politico italiano torna a risplendere il sole che nasce, il simbolo del Partito Socialista Democratico Italiano, che ritornerà in scena, ufficialmente, il prossimo 9 gennaio, con una tre giorni di congresso nazionale in programma a Roma.
In realtà, i socialdemocratici sono già ricomparsi, presentandosi alle ultime elezioni amministrative in Calabria e Sicilia. Ma, questa volta, il ritorno sarà in grande stile e sarà prodromico agli appuntamenti elettorali di primavera: le elezioni amministrative e quelle Europee.
Dove i socialdemocratici, oggi guidati dall'ex deputato, ed ex sottosegretario dei governi Amato e Ciampi, Giorgio Carta, potrebbero presentarsi da soli, o con qualche alleato, comunque appartenente all'area della sinistra moderata.

"Quella è l'area in cui ci ha collocati la nostra storia", spiega ad Affari lo stesso Carta.
Che sgombra subito il campo da ogni equivoco politico: "Siamo un piccolo partito e i piccoli partiti non hanno la forza per cambiare la storia, ma hanno quella per indicare un percorso, come la ebbe Saragat. Noi proponiamo un'alternativa riformista; anzi, noi l'abbiamo già fatta. La proposta che arriva oggi da Prodi e dall'Ulivo l'abbiamo fatta quasi 20 anni fa, basta andare a rileggersi la relazione congressuale del 1987: allora, la nostra proposta era l'ambizione di aggregare i due terzi della società più debole con le forze emergenti produttive e aggregarli, per farli diventare alternativi alla conservazione dei grandi poteri costituiti che identificavamo con la Dc. Puntavamo ad avere socialisti, socialdemocratici e pidiessini per andare in alternanza. Quella che oggi viene proposta come se fosse una novità, non lo è, perché, ripeto, noi queste cose le abbiamo dette vent'anni fa, anche se, spesso, è vero che avere avuto ragione vent'anni prima e un po' come avere avuto torto per vent'anni, perché i tempi non erano ancora maturi".

Il rinato Psdi ("In realtà, il partito non è mai scomparso in questi anni; adesso, però, ci siamo riorganizzati e abbiamo ritenuto doveroso andare ad un congresso, per tracciare la linea politica da seguire", precisa Carta) andrà quindi a collocarsi ai margini dell'Ulivo e del progetto riformista di Romano Prodi, anche se è difficile capire, ora, se potrà esserci un'alleanza con il Professore e il nuovo soggetto politico che sta nascendo.
"A mio avviso, la lista unica è un errore, perché in politica le somme algebriche non riescono mai. Meglio le alleanze. Ma non è questo il discorso. Non abbiamo intenzione di schierarci a priori. Siamo disponibili al dialogo, a livello locale, ma anche in campo nazionale: noi faremo una nostra proposta sui punti sostanziali, poi saremo pronti a dialogare con tutti e chi sarà più vicino al nostro modello ci avrà come alleati, fermo restando che il nostro obiettivo è scardinare l'attuale sistema elettorale. Il riformismo non è un'enunciazione, o lo si riempie di contenuti o resta una parola vuota. Per poter fare una vera alternativa riformista, occorre disgregare i due poli, che hanno contraddizioni così grandi al loro interno, che riforme sostanziali non ne potranno fare mai. Guardate cosa è successo al primo governo Berlusconi a causa dei contrasti con Bossi, guardate cosa è accaduto a Prodi con Bertinotti, guardate i problemi che oggi Berlusconi ha nuovamente con Bossi. Come si concilia, nel Centrodestra, il federalismo di Bossi con la visione unitaria dei centristi e un gran parte dell'elettorato di Forza Italia? Come si concilia, nel Centrosinistra, la politica estera, che, ogni volta, porta alla votazione di tre documenti separati? Con un sistema elettorale quale quello attuale chiunque vinca, di riforme non ne farà comunque. Per questo il nostro obiettivo è quello di scardinare questo tipo di bipolarismo, che non corrisponde a progetti riformisti. Noi vogliamo partecipare ad un grosso progetto riformista, nei contenuti, che veda alleate forze omogenee, non forze disomogenee tra loro; altrimenti, si possono anche vincere le elezioni, ma poi non si governa. Mi spiegate cosa c'entra uno come Di Pietro con questo Centrosinistra?".

Per il prossimo congresso del 9 gennaio, in ogni caso, i vertici dello Psdi manderanno un invito a tutti i loro potenziali interlocutori del Centrosinistra; intanto, cominceranno a lavorare in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
"Alle prossime elezioni amministrative cercheremo di presentarci nel maggior numero di posti possibili, mentre alle Europee - conclude Carta - ci saremo in ogni caso: da soli o con altri. Ripeto, sappiamo di essere piccoli e delle difficoltà che stiamo già incontrando riproponendoci: non abbiamo sponsor, non abbiamo mezzi di comunicazione, ma abbiamo radicamento. E la grande eredità che ci ha lasciato Saragat, le cui idee sono più attuali che mai".

Fabrizio Carcano

9 dicembre 2003