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Laici-cattolici Giacalone: resta il nodo tra religione e politica
di Davide Giacalone
Il ragionamento di Cesare Greco si basa sull'assunto che il cristianesimo, od il cattolicesimo, possa non essere una religione universalista. Un assunto che si immagina dimostrato, ovvio, ma che ovvio non è affatto.
I problemi non si risolvono accantonandoli, o definendoli superati, e, come si dimostra in giro per il mondo, il nodo del rapporto fra visioni universali e pratica politica è ancora tutto da sciogliersi (nel senso che non si scioglierà mai).
Proprio per questo occorre restare capaci di distinguere, e di non confondere una conquistata laicità dei cattolici protagonisti della vita politica italiana con l'avvenuta istituzionalizzazione delle aspirazioni proprie del credo.
Affermare che le gerarchie ecclesiastiche hanno tutto il diritto di fare politica è cosa condivisibile, ma solo a patto che chi lo afferma si renda conto di star violando la natura profonda di quelle gerarchie. Insomma, proclamare finita la dialettica laici cattolici affermando il trionfo dei laici (sebbene con la rituale distinzione dai mangiapreti), può far piacere ad alcuni, ma induce gli altri in sospetto.
Faccio un esempio pratico: ciascuno di noi può essere stato favorevole e contrario all'inserimento delle radici giudaico cristiane nella Costituzione europea (io ero contrario, quindi sono soddisfatto), ma tutti sappiamo che lo strumento per ottenere il risultato è la politica, ovvero i Parlamenti, ergo i partiti. Un partito che avesse chiesto l'inserimento di quelle radici non per questo lo si sarebbe potuto dire papista, ma neanche lo si sarebbe potuto dire laico. Ed il dibattito che si voleva archiviare nell'armadio, si riapre in bacheca.
30/11/04
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