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Intervento di Marco Follini
L'elezione di un'Assemblea Costituente è una suggestione che non va trascurata, mi chiedo soltanto se questo sia il momento giusto. Auguro a Giuliano Amato di aver maggior fortuna su questa materia rispetto a quanti di noi hanno evocato l'appuntamento dell'Assemblea Costituente, trovandosi poi di fronte a non poche difficoltà. Probabilmente il momento più adatto era quello dell'attraversamento del confine fra Prima e Seconda Repubblica. Al riguardo, vorrei chiarire che ho qualche perplessità sulla Terza Repubblica, perché faccio fatica a considerare che di repubbliche ce ne siano gia state due e ad immaginare una tale discontinuità. Preferisco pensare che ci sia la Repubblica Italiana che ha attraversato fasi e stagioni diverse. Indubbiamente c'è stato un elemento di rottura, ma probabilmente lo storico di domani scoprirà che non è stato quello né l'unico né il fondamentale. Quel passaggio è caratterizzato da 2 referendum: quello sull'abolizione delle preferenze plurime e quello che ha portato all'introduzione di una legge in parte maggioritaria. Quando nel '19 in Italia siamo passati dal sistema del notabilato al proporzionale, quella legge era una conseguenza di una visione dello Stato, della politica e dello spirito del tempo. C'era la consapevolezza che la legge elettorale dovesse sorreggere un'operazione politica molto impegnativa, con il passaggio dal liberalismo alla democrazia, l'avvento dei partiti di massa, la fine delle clientele, il declino dei prefetti come grandi elettori…Tutto ciò simboleggiava un cambio di stagione nella vita del paese. L'insistenza di tante culture politiche, quella popolare in modo particolare, sul valore del proporzionale era ricollegabile ad un'idea più generale, quella che poi è mancata nella "rivoluzione maggioritaria" compiuta nei primi anni '90. Serviva cambiare, ci si rendeva conto che la vita politica italiana non sarebbe più stata la stessa, ma tuttavia non c'era un'idea chiara su quello che rappresentava il passaggio dal proporzionale al maggioritario.
Diciamo che gli obiettivi che ci eravamo proposti erano sostanzialmente tre:
dare stabilità ai governi, attraverso un irrobustimento della struttura di coalizione;
arrivare attraverso il bipolarismo ad una democrazia dell'alternanza che avrebbe dovuto farci assomigliare agli altri paesi europei;
recuperare immediatezza, trasparenza, in un rapporto più diretto possibile tra la base elettorale e il suo rappresentante in Parlamento.
E' evidente, che nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto per intero e che in alcuni casi ci siamo allontanati dal traguardo. Oggi abbiamo un sistema con un eccesso di peso delle ali estreme e una forte dismisura nell'esercizio della leadership politica accompagnata ad un difetto di rappresentanza.
All'atto pratico questo sistema non ha funzionato. Siamo in una sorta di terra di nessuno da cui non riusciamo ad uscire. Ma attenti, non è tornando dal maggioritario al proporzionale che noi abbiamo risolto tutti i nostri problemi. Se non assistiamo contemporaneamente ad una maturazione della cultura e delle esperienze politiche in quella direzione, ci ritroveremo di nuovo nella terra di nessuno. Ed è qui che io ho un'obiezione da fare a Cisnetto che prima, ha parlato della necessità di smontare gli schieramenti e rifarli da capo, ma ho l'impressione che perdiamo molto tempo in quest'operazione che non è detto vada a buon fine.
Secondo me occorre scommettere sulla naturale evoluzione politica di questi schieramenti, che li porti un po' più vicini per un verso alla tradizione politica italiana, e per l'altro alla prospettiva dei partiti europei.
Questo è l'obiettivo che ci dobbiamo porre, poi il sistema elettorale è sicuramente una stampella che accompagna questo processo. Io credo molto in un'evoluzione che porti il centro destra ad essere lo schieramento tipicamente moderato e il centro sinistra ad essere lo schieramento tipicamente progressista. Qualcosa che assomigli a quello che in tanti altri paesi europei contrappone popolari e socialisti e che una volta in Italia era un'alternativa mancata, ma un'alternativa presente nel cuore di tanti elettori, fra democristiani e comunisti.
Il limite di fondo dell'operazione maggioritaria sta nel fatto che intorno ad essa non si è mobilitato nulla di nuovo. Abbiamo atteso per molti anni il coinvolgimento della società civile, e tuttavia, se si vuol fare una critica alla Seconda Repubblica si usano le parole che prima ha usato Cisnetto. L'elogio del dilettantismo politico si è rovesciato in una richiesta di professionalità politica, e il professionismo politico che è stato considerato per molti anni un difetto insopportabile, risulta invece una risorsa di grande utilità. Credo molto che la vita politica italiana vada coltivata da persone che hanno passione e la vocazione per stare dentro le logiche tipiche della rappresentanza e dell'organizzazione politica. Ovviamente i partiti non hanno accompagnato questo passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica e dal proporzionale al maggioritario perché quello è stato il momento in cui il sistema politico italiano è esploso. I partiti non c'erano quasi più, o se c'erano stavano nascosti, preoccupandosi di apparire diversi da quello che erano. Dovevano camuffarsi per darsi delle nuove identità, perché quelle tradizionali erano in crisi, e dunque il problema irrisolto di allora che si ripresenta oggi è quello di ricostruire un sistema di rappresentanza che abbia nei partiti il suo perno. So bene che dire partiti non significa immaginare i partiti-apparato di una volta, che hanno fin troppo dominato il campo comprimendo le autonomie e il valore della rappresentanza sociale. So bene tutto quello che su quel versante deve cambiare. E tuttavia Togliatti, diceva una cosa fondamentale: i partiti sono l'organizzazione della democrazia. Io sono convinto del fatto che i partiti siano una forma di organizzazione della democrazia e che l'organizzazione della democrazia passi attraverso il rinvigorirsi dei partiti. Un sistema che permette agli elettori di votare più candidati e di votare candidati di partiti diversi dentro la stessa coalizione, è un sistema che accresce la libertà e il potere degli elettori. La legge proporzionale rientra nel quadro di una rappresentazione più pluralistica della vita politica. Ricordo che quando ero ragazzo andai a trovare Andreotti, purtroppo correva un anno di grazia molto lontano, ma gia allora si parlava di cambiamento del sistema elettorale. Andreotti disse una cosa che mi colpì: la proporzionale è un po' come la pressione bassa, ti produce un gran mal di testa, ma ti risparmia il coccolone. Io credo che anche la Terza Repubblica, abbia bisogno di una pressione un po' più bassa.
Roma, 14 settembre 2004

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