Intervento di Cosimo Dimastrogiovanni, presidente Società Aperta Lecce

Cari amici,
intanto desidero salutare tutti i partecipanti a questa prima Assemblea dei Circoli di Società Aperta, insieme ad un ringraziamento particolare ad Enrico Cisnetto, poiché è grazie alla costanza, alla tenacia del suo lavoro se oggi teniamo questo importante incontro che vuole prima di tutto dire che questo nostro movimento ha messo radici, credo solide, in tante parti di questo Paese.
Naturalmente non possiamo considerare l'incontro di questa sera un punto di arrivo, ma essere giunti a questo appuntamento dopo poco più di un anno dalla nascita del movimento ed avere già alle spalle la fondazione di tanti circoli ed una serie di importanti iniziative politico-culturali, compreso il corso di formazione politica, per giovani, di recente concluso a Frascati mi pare assai incoraggiante al fine di poter programmare una nuova fase, una nuova stagione di vita del nostro movimento.
Poiché credo sia soprattutto questo ciò che deve emergere dal dibattito di questa sera e cioè quali strumenti mettere in campo, sotto il profilo organizzativo, per consolidare ed espandere la rete dei circoli sul territorio nazionale e poi capire bene cosa fare, sul piano più propriamente politico, nel futuro prossimo, alla vigilia delle elezioni politiche che sebbene dal punto di vista dei due candidati premier non paiono dire nulla di nuovo rispetto a quanto già detto in questi ultimi dieci anni, segnano però un fattore di novità che è dato dalla messa in soffitta della vecchia legge maggioritaria, il mattarellum di tanta triste memoria e l'approdo ad un sistema elettorale proporzionale che per quanto farraginoso, contraddittorio e per certi aspetti anche pericoloso, a motivo dell'enorme peso che attribuisce alle segreterie dei partiti nella compilazione delle liste e quindi nella composizione del futuro Parlamento, è destinato comunque, a mio parere, a smuovere le acque della politica italiana.
In questo contesto se Società Aperta vuole avere l'ambizione di essere in qualche modo "soggetto politico" con un ruolo di rilievo che vada oltre l'autorevolezza, del proprio gruppo dirigente, condizione questa sicuramente necessaria ma non sufficiente per un soggetto politico, deve investire sempre di più, deve sempre di più incentivare la creazione di nuovi circoli ed adoperarsi per l'allargamento di quelli esistenti. Il Circolo deve avere sempre di più una caratterizzazione politico culturale e promuovere ogni iniziativa utile per la diffusione delle idee del Movimento sul territorio di propria competenza.
In quest'ottica se all' attività già messa in campo dai circoli nelle proprie realtà locali si aggiungesse la possibilità di decentrare sul territorio qualche iniziativa di livello diciamo nazionale sono certo che i risultati sarebbero sicuramente interessanti così come ritengo molto utile che i circoli non si limitino soltanto ad organizzare delle proprie iniziative, sia pure di "spessore", ma debbano anche inserirsi pienamente, laddove possibile, nel dibattito politico locale, attraverso comunicati stampa e quant'altro, in modo da aumentare il livello di visibilità della nostra presenza.
La mia impressione è che ci troviamo ad un passaggio della storia politica del nostro paese in cui i giochi sono più che mai aperti e non saranno certamente chiusi dalla prossima competizione elettorale, tutt'altro. Sono convinto che le cose potranno imboccare strade alquanto diverse, rispetto agli attuali scenari.
Società Aperta sostanzialmente è nata con alcune parole d'ordine: combattere il declino del Paese, cambiare la legge elettorale, avviare una nuova fase costituente.
Oggi queste nostre parole sono diventate patrimonio comune di quasi tutto il mondo politico, nel senso che oggi tutti parlano della fase di declino che vive il nostro Paese e tanti sono anche coloro che pur non condividendo la nuova legge elettorale ritengono che comunque il mattarellum abbia fatto più danni che altro e questo fatto non può che confortarci perché significa che i nostri ragionamenti non erano sbagliati, anche se avremmo preferito sbagliarci, quanto meno con riferimento alle analisi sullo stato disastroso in cui versa l'economia di questo Paese.
Certo è che oggi si vive una fase di profondo disincanto, al leader di turno gli italiani credono sempre meno. Potrebbe essere l´effetto dell´abbuffata di "berlusconismo" di questi anni o più semplicemente, c'è lo auguriamo, il segno di una nuova maturità.
Di certo la personalizzazione della politica non sembra essere più la carta vincente per eccellenza: ci vuole ben altro per convincere la gente, preoccupata per il tenore di vita, la qualità della sanità, il livello di previdenza, a dare il consenso a questo o a quel partito.
E questo sarebbe un fatto oltremodo positivo se non fosse che questi anni, di insulso bipolarismo, non avessero prodotto fra l'altro lo sfarinamento completo dei partiti, i quali soprattutto in periferia non esistono più e quel poco che c'è è ridotto ad essere solo un piccolo apparato burocratico "dei contenitori privi di contenuto" come anche ha sostenuto di recente il filosofo Biagio De Giovanni a margine della presentazione di un suo libro in quel di Ostuni. In sostanza dei gusci vuoti governati da piccole oligarchie che non hanno alcun interesse ad approfondire le ragioni di tale situazione per superarla, poiché paradossalmente è da tale situazione che esse traggono una sorta di legittimazione che consente loro di lucrare piccole rendite di posizioni personali.
Giorni fa Alberto Ronchey sul Corriere della Sera si chiedeva: "dov'è la politica?", qualche amico dalle pagine del nostro sito ci sollecitava una risposta.
Se dovessi rispondere a questa domanda non mi verrebbe altro da dire se non che la politica oggi sembra veramente in crisi, paralizzata, scavalcata dalla globalizzazione, sopraffatta dal marketing elettorale, sempre più impantanata tra anarchia di piazza ed apatia elettorale e sono profondamente convinto del dovere, che ciascuno di noi ha, di aiutare la politica a recuperare autorevolezza e dignità di ruolo.
Ecco allora che in questa specie di "fine ciclo" che viviamo, dove anche fra le stesse forze politiche prevale la paura dei rischi piuttosto che l´attenzione alle opportunità, noi possiamo giocare un ruolo importante, intanto per sconfiggere definitivamente l'idea, ancora oggi in voga fra molti leader politici, ossessionati dallo strumento, che prima si debba organizzare il contenitore e poi la politica, in secondo luogo sconfiggendo l'illusione che molti continuano ad inseguire, primo fra tutti Prodi, che mettendo tutto insieme, omologando i soggetti si possa vincere. E forse si vincerà un'elezione ma sicuramente non si governerà il Paese.
Noi invece siamo convinti che logica vincente non sia tanto quella di ridurre le identità quanto di raccordarle su un programma comune e la Germania in tal senso ci ha dato una grande lezione di maturità.
E questo credo debba essere l'impegnativo compito che deve attenderci nei prossimi mesi, in attesa del big-bang post elettorale, sempre più probabile, sempre più nelle cose.
L'elaborazione di un programma di governo su cui far convergere tutti i riformisti, e dal quale far nascere una nuova forza politica autenticamente liberale e democratica, pronta a confrontarsi ed a collaborare liberamente con chiunque abbia a cuore le sorti dell'Italia nel terzo millennio.

Cosimo Dimastrogiovanni


Roma, 3 dicembre 2005