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Quale prospettiva per lEuropa dopo
il no della Francia
Roma, 1 giugno 2005
Le riflessioni di Società Aperta
Perché i francesi hanno detto "non".
Società Aperta: non ha futuro un'Europa priva di una vera anima
politica
Complice anche la paura della globalizzazione
Quando, nell'ottobre scorso, si firmava a Roma la Costituzione europea,
quando la cerimonia era solenne e non v'era fanfara che non intonasse
la melodia della retorica, abbiamo avvertito, da europeisti, i pericoli
di quel testo lungo e circonvoluto, incapace, per sua stessa natura,
di affrontare i veri grandi problemi dell'Unione; coglievamo la contraddittorietà
del fatto che tutti i governi prendevano impegni il cui rispetto sarebbe
dipeso da un iter approvativo lento, incerto, e diverso da Paese a Paese.
Ora la frittata è fatta, quel che avvertivamo è divenuta
realtà, ed è toccato ai francesi dire il primo "no"
a quel testo costituzionale.
Adesso ci sono due cose che non si devono fare. La prima è cedere
allo sconforto e smontare una costruzione europea che ha accompagnato
la rinascita democratica, dopo il secondo conflitto mondiale. La seconda
è far finta di niente, ripetere che si va comunque avanti, senza
sapere neppure come. Perché quel che è successo è
grave.
I francesi non hanno solo votato contro una Costituzione (scritta da
un'assemblea presieduta da un loro ex presidente), ma hanno avuto occasione
di dire no prima di altri (toccherà pronunciarsi ad olandesi,
polacchi, inglesi, lussemburghesi, danesi, portoghesi, cechi ed irlandesi)
ad un'Unione retta da molte strutture burocratiche e priva di una vera
anima politica. Un'Unione che non ha politica economica, ma pretende
di avere una moneta, che non ha politica estera, ma suppone di potere
sedere all'Onu. E' da questi guasti che si deve ricominciare, ripartire,
puntando a costruire i veri Stati Uniti d'Europa.
Parte dei francesi ha anche votato contro la mondializzazione, l'apertura
del mercato, l'immigrazione, insomma hanno votato a favore di un mondo
andato e non più difendibile. Hanno, in questo caso, votato più
con la paura che con la ragione.
Il conto deve essere presentato al loro governo ed al loro presidente
della Repubblica, ed hanno diritto di presentarlo gli elettori di quel
Paese, come anche i cittadini dell'Unione. I governanti francesi hanno
preteso di tenere al guinzaglio l'Europa, consolidando un rapporto privilegiato
con i tedeschi ed apertamente sfidando gli inglesi (per nostra fortuna,
sui temi rilevanti della politica estera, l'Italia si è schierata
con questi ultimi). Ora sono stati sconfitti, l'Europa che essi hanno
voluto è stata bocciata. Se decidessero di restare al loro posto,
se non dessero seguito all'evidenza politica di questo voto, sarebbe
l'ulteriore dimostrazione che non è produttivo tenere assieme
l'Europa dei governi, senza costruire quella dei cittadini.
Società Aperta
Roma, 30 maggio 2005

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