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Cronache ipertestuali
LA LEZIONE AMERICANA: VISIONE E NON SOLO GESTIONE
Il mondo politico italiano - anche quello più vicino ai repubblicani americani- è rimasto sorpreso dalla netta affermazione di George W. Bush. Nella ridda di commenti che si sono visti in questi giorni, possiamo distinguere alcuni filoni.
- Gli antiamericani. Ne ha sintetizzato il pensiero un bell'articolo sugli atteggiamenti della sinistra italiana di Gian Antonio Stella : "Poteva mai vincere Kerry nell'Impero del Male?". Bush avrebbe vinto perché gli americani sono preda della paura e travolti, come ha scritto Rossana Rossanda, "da un'ondata di fondo conservatrice, egoista, nazionalista, bigotta". Questo atteggiamento si limita a solleticare l'antiamericanismo che è latente a sinistra ed è una palla al piede nella comprensione di quanto sta accadendo.
- I centripeti. Quanto è accaduto negli Stati Uniti è la dimostrazione che nei sistemi bipolari le battaglie non si vincono demonizzando l'avversario, ma combattendolo voto per voto nell'elettorato di centro, quello che potrebbe votare per l'uno o per l'altro candidato. E' sostanzialmente la tesi dei leader di sinistra più moderati come Massimo D'Alema e Francesco Rutelli E si ricollega al dibattito sulle posizioni di Prodi aperto da Giovanni Sartori.
- I centrifughi. C'è invece chi sottolinea la forte valenza ideologica del voto per Bush, di fronte a un Kerry che invece non è riuscito a scaldare più di tanto le masse dei potenziali avversari del presidente uscente. E' la tesi, ovviamente, di buona parte della destra. Si veda a questo proposito l'interessante analisi, sul Foglio, di due politologi americani. La voglia di ideologia, a destra, significa sostanzialmente ancorarsi all'integralismo cattolico: un'operazione che in Italia passa attraverso la glorificazione di Buttiglione (la strega bruciata dai laici), come si è visto nel dibattito del 6 novembre a Milano, promosso da Giuliano Ferrara e fortemente partecipato dai giovani di Comunione e Liberazione. Ma anche a sinistra emerge la voglia di un disegno che scaldi i cuori. Questa è la tesi di Fausto Bertinotti, quando afferma (CS 5/11) che per vincere "è tornato determinante il fattore ideologia; dobbiamo riscoprirla, abbiamo bisogno di un sogno da offrire". E anche di Massimo Cacciari: "Il moderatismo non serve, l'Ulivo riscopra le ideologie".
Par di capire che qualcosa di vero ci sia in entrambe le posizioni, la centripeta e la centrifuga. Senza capacità di argomentare e di convincere gli elettori indecisi non può esserci vittoria in un sistema bipolare. Ma se l'elettorato si polarizza, è anche necessario dimostrare che il proprio schieramento non soltanto sarà "più bravo" nella gestione quotidiana del potere, quella gestione nella quale le opzioni sono assai spesso limitate, ma è anche capace di "visione", cioè di offrire la prospettiva di una società che corrisponde ai valori profondi di ciascuno di noi.
7 novembre 2004

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