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La revisione della strategia di Lisbona impegna i governi a ricercare un coordinatore dell'action plan nazionale di Antonio Picasso
"L'Europa deve fare di meglio. E ogni governo deve garantire l'attuazione delle riforme a livello nazionale". Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha così esordito, parlando alla Conferenza dei Presidenti, svoltasi a Bruxelles, il 2 febbraio. E il suo discorso costringerà anche gli italiani a decisioni importanti.
L'occasione è stata la presentazione del documento
di revisione della strategia di Lisbona. L'agenda, firmata nel 2000 nella capitale portoghese, fissava nel 2010 l'anno entro cui far diventare l'Unione europea il sistema economico più competitivo al mondo.
Barroso però ha riconosciuto il fallimento dell'obiettivo, già evidenziato dal Rapporto Kok. "Lisbona, nel suo complesso, era corretta. Ma gli impegni presi allora sono stati disattesi", ha dichiarato. Per questo oggi è necessario dare libero sfogo "all'immenso potenziale economico del nostro continente". E le priorità da seguire sono occupazione e sviluppo.
Un onere gravoso, perché all'Agenda di Lisbona, oggi Lisbona 2, si deve aggiungere l'onnipresente Patto di stabilità, che pone un freno alla spesa pubblica. E qui il treno Europa rischia di rallentare.
Ma la rivoluzione tranquilla, così chiamata da Adriana Cerretelli sul Sole 24 Ore, pare centrata e ragionevole. Quindi in grado di funzionare.
Nello specifico, ha individuato dieci obiettivi da rispettare, al fine di incrementare il pil del 3 per cento e creare 6 milioni di posti di lavoro. Migliorare l'integrazione dei mercati interni, la competitività e la regolamentazione, europea e nazionale. Dare una spinta propulsiva a infrastrutture, ricerca e innovazione. Rafforzare l'industria. Infine, in merito al mondo del lavoro, Bruxelles crede che, tramite l'adeguamento di mercato e protezione sociale alle nuove esigenze, si possa acquisire maggiore attrazione di persone nel mondo del lavoro. "Senza dimenticarsi la promozione del capitale umano, attraverso l'istruzione e la formazione".
Un programma incisivo nei contenuti e soprattutto corredato dalla novità di mister Lisbona. La Commissione ha disposto che ogni governo nazionale incarichi un suo ministro, Mr o Miss Lisbona appunto, che controlli le attività nazionali e ne faccia un resoconto annuale a Bruxelles.
Nasce così una moral suasion europea, per dirla alla Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera, tale per cui Bruxelles avrà la possibilità di certificare la coerenza tra target europei e piani nazionali.
Uomo chiave di tutta l'operazione è stato il vicepresidente della Commissione responsabile di Industria, Competitività e Lisbona, Günter Verheugen. Il potente commissario tedesco ha fatto da tramite tra le istanze liberiste del centro-destra (Barroso) e i difensori delle politiche sociali, come anche nazionali (Parigi e Berlino in primis). Verheugen si è dichiarato "fiducioso sulla vitale necessità di scommettere in grande sull'industria europea".
Dal canto suo Barroso ha invece dovuto fronteggiare le critiche dell'opposizione socialista in seno al Parlamento. L'accusa è stata quella di aver rivolto la propria azione unicamente sulla stabilità macro-economica, senza aver in mente di creare una società europea migliore. "Tra economia, welfare e ambiente", ha spiegato, "la prima è la figlia malata dell'Europa. Come ogni buon padre, se uno dei miei bambini è malato, sono pronto a trascurare gli altri e a concentrarmi su di lui fino a quando non guarisce".
La parola passa ora ai Governi nazionali. Essi dovranno decidere come rispettare la nuova agenda, quali interventi porre in essere e a chi affidare la responsabilità dell'action plan nazionale previsto dalla nuova strategia di Barroso. In questo Paese c'è già un ministro delle Politiche comunitarie: Rocco Buttiglione. Difficile però immaginare che sarà lui, nella già calda contesa sul coordinamento delle politiche di competitività, ad ottenere l'incarico di Mister Lisbona.
10 febbraio 2005

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