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Cronache ipertestuali
IL PATTO PER IL SUD CHE NON PIACE AL GOVERNO
Non si era mai visto che un'intesa raggiunta tra sindacati dei lavoratori, Confindustria e altre associazioni datoriali fosse sconfessata dal governo. E' accaduto invece con il "Patto per il Mezzogiorno" firmato il 2 novembre da 16 associazioni, che si è immediatamente attirato le ire del sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi che ha parlato di "pratiche consociative" ed ha ironizzato che è fin troppo facile mettersi fare i conti senza l'oste, cioè mettersi d'accordo su come spendere i soldi dello stato.
In realtà il Patto merita molta attenzione, perché è un work in progress che verrà arricchito da schede operative in via di elaborazione. E' destinato a diventare un "progetto paese", qualcosa di simile a quello che si tentò negli anni '90 attraverso l'istituzionalizzazione delle pratiche di concertazione, con verifiche semestrali dei progressi compiuti presso il Cnel. Quelle procedure furono abbandonate, allora, per varie ragioni: il nuovo governo di centrodestra sconfessò la concertazione, col plauso del presidente della Confindustria di allora, Antonio D'Amato, che non vedeva l'ora di rovesciare il tavolo. E il Cnel, dove Giuseppe De Rita era stato sostituito alla presidenza da Pietro Larizza, mancò della fantasia e della capacità necessarie per mantenere aperto il dialogo.
Ora il discorso si riapre, grazie ai leader sindacali di oggi Savino Pezzotta, Guglielmo Epifani e Luigi Angeletti e al nuovo presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. In un articolo su Europa Pezzotta ha anticipato questa scelta nell'ambito di un ragionamento più argomentato sulla necessità dei sindacati di imboccare compiutamente la via del riformismo. Gli ha fatto eco Tiziano Treu, con un articolo che il Sole 24 Ore ha significativamente titolato "I confederali sono a un bivio: scelta riformista o sarà declino".
E il governo? Anche se il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi si sforza di mantenere aperto il dialogo, resta il fatto che la ricetta delineata dalle parti sociali è assai lontana dalla politica economica dell'attuale esecutivo. Difende gli incentivi mirati, anziché le mega ricette fiscali. Parla di opere pubbliche, ma ignora il Ponte di Messina. Insiste su una serie d'interventi di "buon governo" (semplificazione amministrativa, tra l'altro), lasciando intendere che finora in questo campo si è fatto ben poco.
La scossa comunque è servita. Il giorno dopo la firma del Patto, il Governo ha presentato un emendamento alla Finanziaria che affida a Sviluppo Italia la gestione di un progetto pilota basato su incentivi per attrarre gli investimenti. Forse è un progetto troppo limitato e farraginoso, ma segna comunque l'apertura di un dialogo sul Mezzogiorno, che finora era mancato.
7 novembre 2004

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